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06/05/2016
Fruit&Veg System guarda ai rapporti fra Italia e unione economica Eurasiatica? Opportunità per l’export ortofrutticolo, ma anche per tecnologie e know how_immagine

«Veronafiere non ha mai smesso di investire sul mercato russo, prova ne è che abbiamo confermato gli eventi programmati a Mosca nel settore del vino e saremo presenti al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo con alcune filiere di prodotti dell’agroalimentare, perché riteniamo ci siano molte opportunità per aprire il tavolo di sviluppo bilaterale fra Italia e l’Unione Economica Eurasiatica, perché la nostra attenzione non è rivolta soltanto alla Federazione Russa, ma anche a Bielorussia, Kazakhstan, Armenia e Kirghizistan».

Lo ha detto questa mattina il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani, intervenendo al Forum Italia-Russia, organizzato nella giornata conclusiva di Fruit&Veg System, la start-up promossa da Veronafiere e Agrifood Consulting nel settore dell’ortofrutta.

«Guardiamo all’evoluzione dei rapporti fra Italia e Russia con grande attenzione – ha proseguito Mantovani – perché riteniamo che possano ripartire con un forte tasso di innovazione».

Lo scenario, con l’introduzione delle sanzioni a Mosca – che saranno ridiscusse nei prossimi mesi a Bruxelles e che potrebbero non essere confermate da parte dell’Unione europea – è cambiato. «La Russia ha adottato una strategia di substitution import, incrementando le produzioni interne per ridurre la dipendenza dall’estero, in particolare per l’agroalimentare, arrivando in alcuni comparti a colmare un gap anche del 30 per cento – ha spiegato il direttore editoriale di Eurasiatx, Angiolino Lonardi -. Ma non dimentichiamo che la Russia rappresenta ancora una enorme opportunità, dal momento che il 50% delle terre incolte si trovano là».

Per l’Italia le possibilità non riguardano solamente l’export di materie prime, ma anche di know how, tecnologia, assistenza tecnica, esperienza. «Il Made in Italy è sinonimo di alta qualità e i prodotti che ora importiamo da altri paesi non hanno le medesime caratteristiche – ha spiegato Andrey Bogolyubov, capo del Dipartimento di Rostek, uno dei principali operatori doganali e della logistica russi, fondato dalla Federal Customs Service –. Alcune produzioni potranno essere avviate nella zone di Kuban, del Caucaso e della Crimea, climaticamente simili all’Italia».

La politica russa ha avviato un interessante programma di sostegno agli investimenti esteri nel settore dell’agroalimentare, con attenzione sia alle opere irrigue che all’espansione delle superfici serricole. «L’Italia può sviluppare importanti attività produttive in Russia – ha detto Vittorio Torrembini, vicepresidente del Gruppo imprenditori italiani a Mosca – non soltanto grazie alla grandi realtà che sono già presenti, come Parmalat, Ferrero, Cremonini, De Cecco, Barilla o agli operatori nel lattiero caseario. Nel Sud della Russia abbiamo infatti oltre 300 ettari di meleti e siamo attivi nella costruzione di serre con la ditta Lucchini di Guidizzolo (Mantova)».

Quello che il sistema Italia dovrebbe fare, secondo Torrembini, «è proporre progetti unitari a favore del settore ortofrutticolo, con filiere aggregate, dalle tecnologie al prodotto, passando anche per il know how; ci sono margini di crescita significativi e le tecnologie agricole sono uno degli aspetti sui quali spingere. Oggi la Russia sia per le serre che per le sementi si rivolge innanzitutto all’Olanda e ai suoi centri di ricerca».

Un aiuto potrà arrivare anche dal rafforzamento dei rapporti istituzionali ed è in questa logica che sarà costituita nei prossimi mesi la Camera di commercio italo-eurasiatica, con il contributo di Davide Sarnataro, direttore di Internazionalitalia.

Verona, con un sistema fieristico che rappresenta il 45% dell’offerta dell’agroalimentare nazionale e una logistica competitiva costituita da infrastrutture, interporto e una spinta all’internazionalizzazione, può sicuramente agevolare la propensione all’export dell’ortofrutta italiana. «Una volta superato l’embargo – ha però ammonito Alexey Pilko, direttore Eurasian Communication Center – i produttori italiani dovranno prestare attenzione anche al fattore prezzo, perché il cambio euro/rublo rappresenta una variabile non trascurabile».